Secondo libro di prose dopo Farfalla di Dinard, di cui costituisce un’ideale continuazione, Fuori di casa (1969) raccoglie scritti di viaggio risalenti a un arco di anni che va dal 1946 al 1964: un vero e proprio diario di esperienze di vita composto di servizi giornalistici, appunti, memorabili ritratti o racconti minimi. I luoghi visitati spaziano dalle natie Cinque Terre ai Paesi europei – Francia e Inghilterra soprattutto, ma anche Spagna, Grecia, Portogallo, Svizzera – fino al Medio Oriente. Che sia inviato dal suo giornale, magari al seguito di Paolo VI in Terrasanta, o semplicemente in vacanza, che incontri artisti e poeti o contempli la natura, Montale osserva il mondo con sguardo curioso e attento: un occhio alle “cose”, l’altro sempre teso a seguire, nelle “cose” stesse, la nascita della propria poesia. Pur nella varietà di occasioni che lo hanno generato, Fuori di casa è un libro di esemplare compiutezza formale nel quale confluiscono la personalissima cultura di Montale, la sua visione tra ironica e metafisica, le mitologie, gli umori, i toni – dal falsetto al lirico al grottesco – che ne hanno caratterizzato la produzione in versi, la sua concezione del viaggio tra fisica e intellettuale, tra vitale e critica. Godibilissimo nella sua lettura autonoma, a tratti illuminante e sempre di grande interesse, è anche una miniera di commenti e suggestioni utili per comprendere la poesia montaliana dalla Bufera a Satura, come puntualmente segnala Marco Forti nel saggio posto a introduzione del volume.