Come scrive Massimo Bacigalupo, Ezra Pound si dedicò per quasi tutta la vita ai Cantos nell’idea di costruire un poema « che fosse insieme la storia del mondo e di se stesso». Fu, volta a volta, trovatore e guru, profeta e filologo, che si trovò a esprimersi anche nella disperata condizione del prigioniero, in campo di concentramento e in manicomio. Dell’immenso materiale dei Cantos , la parte pubblicata nell’edizione definitiva (Mondadori 1985) non è che la punta di un iceberg che comprende stesure preliminari edite e inedite, quaderni, varianti, appunti. Ma in questa messe di materiali, Pound lasciò pagine fra le sue più fresche, intuizioni folgoranti, confessioni e meditazioni, di cui questi Canti postumi costituiscono una scelta – la prima che sia stata fatta anche in campo internazionale. Basata su criteri essenzialmente poetici e suddivisa in capitoli, percorre l’intero arco di tempo che va dall’inizio del progetto (1917) fino al 1972, anno della morte del poeta, e comprende anche una sorprendente sezione di versi scritti direttamente in italiano tra il 1944 e il 1945, vero e proprio preludio ai Canti pisani . In queste primizie spigolate dagli archivi, riassaporiamo la meraviglia che accompagna la lettura dei Cantos , e dunque i tratti del grande poeta inclusivo e potentemente visionario che ha influenzato come forse nessun altro la poesia di un secolo. Appaiono figure come Sordello, Casella, Cunizza, Eriugena e Confucio; ma anche Napoleone e Mussolini, un reduce della campagna di Grecia e la dea dell’amore sotto la cui stella si compie il viaggio dei Cantos . Pound realizza l’intrecciarsi, fino al sovrapporsi, di verticalità lirica e annotazioni prosastiche e conferma l’originalità di un pensiero poetante capace di superare i confini di genere e di fare mirabilmente poesia con informazioni ed elementi di ogni natura, viaggiando dall’erudizione al delirio, dalla tenerezza al sublime.