Iniziato nel 1916, dopo l’incidente che costò al Vate l’occhio destro, e pubblicato solo cinque anni dopo, nel 1921, Notturno si pone al centro dell’ultima stagione creativa di d’Annunzio. Il poeta porta qui all’estremo limite la dissoluzione delle strutture narrative ed espressive, in direzione della conquista di una totale essenzialità: una prosa ritmata, asciutta e folgorante, frutto della necessità di trasferire subito sulla pagina « una rapidità di trapassi». E accanto ai motivi superomistici e sensuali, smorzati ma ancora distinguibili, emergono i temi della morte e del caldo amore per la vita che, in questo « libro della memoria», in questo « comentario delle tènebre», si fa sospiro, rimpianto, illusione e ricordo.