Armin T. Wegner è stato scrittore e strenuo difensore dei diritti umani, riconosciuto dagli armeni come « giusto» per essere stato uno dei primi a denunciare il dramma del loro popolo: il genocidio del 1915-16. Quello stesso riconoscimento Armin lo ha ricevuto nel 1967 anche in Israele per una lettera che nel 1933 aveva spedito al Führer denunciando le leggi antisemite. Gabriele Nissim ne ricostruisce qui la straordinaria vita: dopo aver servito nell’esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale – e aver assistito al genocidio degli armeni -, a metà degli anni Venti Wegner diventa comunista, ma di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica comprende la deriva del fanatismo ideologico. Sarà la storia d’amore con l’ebrea sionista Lola Landau che lo spingerà a prendere una posizione pubblica contro il Führer: quando la figlia, Sibylle, viene insultata a scuola, Armin decide di sfidare il dittatore e di chiedergli conto delle persecuzioni degli ebrei. Per la sua attività politica viene arrestato e torturato nel lager di Oranienburg. Da quel giorno si sentirà investito di una missione impossibile: rappresentare la parte migliore della cultura tedesca.