Figura inconfondibile nel panorama della poesia del Novecento, autore amatissimo dal pubblico e insieme capace di esprimere nei suoi versi un’autentica quanto naturale originalità, Nâzim Hikmet ci è qui proposto in un’ampia antologia curata da Giampiero Bellingeri e tradotta dallo stesso Bellingeri con Fabrizio Beltrami e Francesco Boraldo. Poesie d’amore e di lotta ci consente di percorrere l’intero cammino del poeta turco che nella sua opera realizza, fin dai primi passi, un ampio canto d’amore nel senso più aperto, e dunque dall’amore per la donna a quello per la sua terra e per la sua gente, ma anche per l’esistere, che pure gli riserva prove durissime, come l’esilio e un lungo periodo di prigionia. Ma la sua viva e coinvolgente tensione lirica, espressa anche su registri epici o in movimenti narrativi, gli consente uno sguardo sensibilissimo sul reale, passando dalla minuzia del suo pur complesso manifestarsi, anche nella quotidianità variamente vissuta, al pensiero dinamico sul senso dell’esistenza. E comunque straordinaria e rara è la sua capacità di muoversi con disinvoltura su terreni tematici diversi, dall’impegno politico e civile all’inquietante infiltrarsi alla coscienza della provvisorietà del vivere. Tutto questo nella piena consapevolezza del proprio procedere nell’arte della scrittura, che gli farà dire, in un’intervista del 1937: « In poesia, voglio arrivare al realismo complesso, dialettico». Come scrive nel suo decisivo saggio Giampiero Bellingeri, domina nell’opera di Hikmet, non meno che nella sua umana figura toccata da storiche circostanze drammatiche, « una anelata comprensione del mondo, dei moti del mondo popolato dalle diverse persone […] seguendo esclusivamente i moti dell’animo, i richiami formali dei versi, i dettami ideologici». Poesie d’amore e di lotta ci offre dunque una preziosa occasione per riconnetterci con l’immutata grazia lieve della parola di Hikmet, un autore che sa pescare in profondo con la semplicità naturale che è solo della grande poesia.