Pietro Citati ha nostalgia dei pomodori che mangiava da bambino, durante le lunghe estati al mare. Il rimpianto per la propria felice infanzia ha fatto del Citati adulto un osservatore incomparabilmente acuto dei bambini: ama i loro pensieri vivaci e paradossali. Insieme ai pomodori e ai bambini, Citati ama i lunghi secoli della civiltà europea. Dai tempi dell’Odissea e di Erodoto – dice in questo libro in cui si combinano miracolosamente frivolezza e profondità – il volto dell’Europa non è molto cambiato. I nostri caratteri sono immutati: la pazienza, la tolleranza, l¿ironia, la straordinaria capacità di trasformarci, recitare, diventare diversi, rimanendo sempre identici a noi stessi. Citati non crede a tante interpretazioni moderne della società in cui viviamo. Crede appassionatamente, invece, nel dono più vero dell’Europa: quello di capire. Saremo più poveri, consumeremo di meno, ma la nostra civiltà continuerà a esistere fino a quando sapremo accogliere, come facciamo da ventiquattro secoli con ogni forza della mente, della fantasia, del corpo, tutte le tradizioni, tutti i miti, tutte le religioni, tutti o quasi tutti gli esseri umani.