Kizaki Ineko soffre di una misteriosa cecità psichica, l’asomatognosia: dalla vista le scompare improvvisamente il corpo della persona amata. La madre e il fidanzato la accompagnano in una clinica psichiatrica racchiusa nel recinto di un vecchio tempio buddhista. Sulla via del ritorno i due si interrogano sul dolore di Ineko e sull’enigma della sua patologia: è un meccanismo di difesa contro l’amore? Una ribellione silenziosa al dolore dell’esistenza? Un trauma legato alla tragica morte del padre, soldato fedele a un Giappone scomparso? Dalla collina piena di fiori gialli, cinque volte al giorno risuonano i rintocchi della campana del tempio. Più che un semplice suono, è una terapia arcana, un balsamo per l’anima, un attimo di sollievo nel vuoto. È la voce dei pazienti che si leva verso il mondo esterno. « Con la sua “poetica dell’associazione” e la sua immersione nel makai» afferma Laura Imai Messina « Kawabata si inserisce perfettamente in questa tradizione letteraria che usa il surreale, l’inusuale, il grottesco e il simbolico – anche sotto forma di malattia- per sondare le profondità dell’esistenza. È qui, nel territorio indefinito tra il visibile e l’invisibile, tra la presenza e l’assenza, che Denti di leone trova la sua struggente, complicata bellezza.» Tra lucidità e follia, quest’opera postuma e incompiuta è come un pensiero lasciato in sospeso: un’indagine poetica sul desiderio, sulla sofferenza, sulla memoria e sull’impalpabile rete che unisce e separa gli esseri umani.